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Boldrin da Vespa

Boldrin: caro Vespa, con due provocazioni
ti trovo 14 miliardi e rilancio lavoro e investimenti

Boldrin contro gli abusi sulle pensioni di invalidità e i sussidi alle imprese inefficienti; basta questo per recuperare 14 miliardi di euro all’anno, da utilizzare per ridurre le tasse e rilanciare investimenti, occupazione e reddito.

Milano, 4 giugno 2013.

Boldrin da Vespa

Boldrin, economista, professore universitario in USA e nuovo presidente di Fare, è appena uscito dagli studio di Porta a Porta dove ha lanciato due provocazioni. Che tanto provocazioni non sono, visto che nel loro complesso pesano circa 15 miliardi.
Ecco, nella sostanza, la sfida che Boldrin ha lanciato davanti Vespa e ai suoi ospiti.
Sulle pensioni di invalidità. Lo Stato italiano spende ogni anno su questo capitolo di spesa circa 40 miliardi e, come tutti sanno (anche se per opportunismo o calcolo politico fanno finta di ignorare) almeno un quarto di questa cifra viene percepita da chi non ne avrebbe alcun diritto. Questo fenomeno, osserva Boldrin, crea almeno tre gravissimi danni:

– Innanzitutto, ruba (nel senso letterale del termine) risorse destinate a chi avrebbe realmente diritto a un sostegno sociale;
– In secondo luogo, crea una distorsione nel sistema del welfare, perché usa uno strumento (la pensione di invalidità) al posto di altri eventuali sussidi più appropriati;
– In terzo luogo, crea una rete di connivenze e di clientelismi legati all’abuso nell’erogazione illecita di queste pensioni.
Ebbene, la proposta di Boldrin è semplice e drastica: prendere atto che il sistema è deviato e risanarlo alla radice stabilendo che tra due anni le attuali pensioni di invalidità cesseranno di essere erogate. Contemporaneamente, occorrerà permettere, a chiunque ritenga di averne i requisiti, di ottenere una nuova pensione di invalidità che verrà riconosciuta a chi presenterà una nuova documentazione sanitaria, rilasciata da strutture al di sopra di ogni sospetto (es. ospedali militari o altre strutture pubbliche controllabili), certificante l’effettivo stato di salute dei percettori. Distinguendo chi ha realmente bisogno da chi invece perpetra un reiterato furto ai danni della collettività, si eliminerà un abuso che ogni anno costa ai contribuenti almeno 10 miliardi di euro.

Sui sussidi alle imprese. Boldrin afferma che vanno progressivamente ridotti i sussidi statali alle imprese, che invece di sostenere quelle efficienti finiscono nella quasi totalità a poche grandi entità, scarsamente efficienti e quasi totalmente controllate dalla mano pubblica. Il totale di questi sussidi, stimato dalla commissione Giavazzi è di circa 27 miliardi di euro/anno. Una loro riduzione portata avanti per cinque anni, al ritmo di quattro miliardi/anno, porterebbe a un risparmio di 20 miliardi. Tagliando questi sussidi totalmente improduttivi, che hanno l’unico scopo di alimentare il carrozzone pubblico e la sua piramide di clientele, si libererebbero 4 miliardi di euro già a partire dal prossimo anno.
Due sole mosse, per risparmiare quattro miliardi/anno dal 2014 e più di dieci miliardi/anno dal 2015: ecco come, secondo Boldrin, Letta potrebbe uscire dall’impasse sull’IVA e iniziare finalmente a ridurre IRES e IRAP sulle imprese veramente produttive che ne vengono oggi strangolate.

Ma invece di affrontare i problemi economici del paese, che si risanano solo demolendo gli sprechi e gli eccessi dell’apparato pubblico, il Presidente del Consiglio preferisce sollevare il dibattito sulle riforme istituzionali e sul semipresidenzialismo, ennesima foglia di fico dietro la quale celarsi per evitare di affrontare i problemi reali del paese che sono anzitutto quelli causati da questo stato inefficiente, parassitico e troppo costoso.

Fare per Fermare il Declino è il partito politico scaturito dal movimento nato lo scorso agosto per iniziava di sette personalità di primissimo piano a livello italiano e internazionale, indipendenti e libere da legami politici con i vecchi partiti. Il loro manifesto di appello agli italiani, pubblicato su sei quotidiani e intitolato “Cambiare la politica, fermare il declino, tornare a crescere”, è basato su 10 punti programmatici, semplici e realizzabili, e ha ottenuto una immediata e forte risposta da parte degli italiani, che ha permesso di partecipare alle elezioni politiche già dopo pochi mesi dalla costituzione. Oggi il movimento conta oltre 70mila adesioni. 
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