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Burocrazia a piccoli passi verso la semplificazione per Confcommercio

Burocrazia sempre gravosa e complessa per Confcommercio, ma qualcosa si sta muovendo.

Analisi Confcommercio sulla burocrazia in Italia

Analisi Confcommercio sulla burocrazia in Italia

Una recente indagine di Confcommercio sulla burocrazia in Italia riporta come fortunatamente, per avviare una società in Italia, il tempo si è ridotto da 23 a 6 giorni negli ultimi 10 anni. Il persistere di una burocrazia fiscale che impedisce un armonico sviluppo dell’attività propria delle imprese, colloca il nostro Paese ai primi posti per la complessità della burocrazia per gli adempimenti tributari. Nel 2010 le ore dedicate in un anno erano 285 (valore elevato che pone l’Italia al 22° posto della graduatoria). Ma non è giusto sostenere che nulla sia stato fatto per favorire la nascita di nuove imprese. La riduzione del tempo necessario per avviare una società in 10 anni, si è infatti ridotto come detto da 23 a 6 giorni, grazie soprattutto alle liberalizzazioni intervenute nel settore del commercio al dettaglio. Il problema di oggi risiede negli adempimenti burocratici e fiscali dopo che l’impresa è nata, come evidenziano i dati della Banca Mondiale. In Italia infatti sono necessarie mediamente 285 ore per gli adempimenti fiscali; ciò ci pone in una delle peggiori posizioni nelle classifiche internazionali. Il recente provvedimento licenziato con decreto legge del Governo colma una grave lacuna italiana e riguarda l’area delle startup innovative, imprese ad alto potenziale di crescita connotate dal fattore tecnologico, sia come input nel processo produttivo sia come obiettivo di business. In Italia sono ben presenti capitale imprenditoriale e capacità di innovazione, coniugati con una voglia di fare dalla quale deve ripartire il paese. Questi elementi sono però poco valorizzati da un ambiente che sovente guarda con sospetto al rischio imprenditoriale e alla capacità dell’impresa di creare benessere diffuso. Il recente provvedimento sulle startup mira a rimettere al centro proprio l’impresa e la sua capacità d’innovazione. “La speranza è che certe semplificazioni e incentivi fiscali – dichiara il Direttore dell’Ufficio Studi – possano essere estese anche a imprese più tradizionali in quanto l’innovazione può servire oltre che allo snellimento della burocrazia, anche alla conservazione di valori, tradizioni e business del nostro made and thought in Italy che per lungo tempo hanno portato ricchezza e crescita all’Italia. A fronte del pericolo di interpretare questo decreto nell’unica direzione dell’industria manifatturiera, è necessario affermare ancora una volta che le startup innovative devono progredire anche nell’ambito del terziario avanzato, la cui produttività deve senz’altro crescere rapidamente; e che l’innovazione va promossa anche nelle PMI che costituiscono l’asse portante del sistema delle imprese”.

Notizia a cura dell’ufficio studi di RGR Comunicazione d’impresa – Marketing – Ufficio Stampa, in collaborazione con Format Research.

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