RGR. Comunicazione integrata. PR Ufficio stampa. Marketing. Social 2.0

Specialisti nell'aumentare l'efficacia della comunicazione di aziende, enti e associazioni con tecniche evolute di comunicazione integrata. Aiutiamo a sviluppare e attuare politiche coerenti di marketing, ufficio stampa, advertising, sito internet e social media resi coerenti per comunicare al meglio con i target di riferimento

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Contatti

Contatti - Ponte alla Navetta - Foto Marinari by Panoramio

La sede RGR al Ponte alla Navetta – Foto Marinari by Panoramio

Contatti e sede

Contatti sul web per RGR:
Web: www.rgr.it – Mail: rgr@rgr.it

Contatti telefonici:
Telefono: +39 0587 29.43.50
Mobile: +39 329 211.82.96

Uffici e sede

Gli uffici di RGR srl sono immersi tra il verde della località Ponte alla Navetta, in Via del Tiglio 7,  nel comune di Calcinaia (provincia di PISA).
Codice fiscale e Partita IVA sono 01788690509

Presentando la nostra sede, è doveroso fare omaggio alla bella foto aerea scattata dal fotografo Marinari e pubblicata su Panoramio, che ha ripreso dall’alto la località del Ponte alla Navetta in cui RGR si trova.

Nella foto si intravede di scorcio il ponte che dà il nome alla località e che fu costruito nel dopoguerra al posto di quello che durante l’ultimo conflitto mondiale, dopo essere scampato al tentativo dei tedeschi di farlo saltare, grazie all’eroica incosciente eroismo di un paio di ragazzini che rubarono le micce già colegate, tanto filo da torcere diede pure all’aviazione alleata, la quale per lungo tempo lo fece oggetto di numerosi e infruttuosi raid aerei fin quando non riusci purtroppo ad abbatterlo. Finì così la centenaria storia di un bellissimo esempio di architettura leopoldina, considerato “il più bel ponte sull’Arno dopo Ponte Vecchio” .

Sempre in foto, la strada che giunge da destra e poi prosegue verso il basso risalendo l’Arno in direzione di Firenze, è l’antica via Francigena, che nel medio evo rappresentava la principale via di comunicazione per  i contatti tra Roma e la Francia.

Davanti al punto in cui oggi sorge la sede di RGR passarono per secoli mercanti e pellegrini francesi e del nord Italia che, provenendo da Lucca, sostavano ad Altopascio (sede di un antico ospedale per i viandanti tuttora visibile) e poi proseguivano costeggiando l’antico lago di Sextum (oggi prosciugato e bonificato) per giungere fino all’Arno (esattamente nel punto ripreso dalla foto) e risalirlo in direzione di Firenze.

In basso a sinistra, dove il verde della vegetazione si specchia nelle acque dell’Arno che passa accanto alla sede di RGR, il fiume diventa il confine naturale tra i comuni di Pontedera e Calcinaia, compito che svolgerà per qualche chilometro prima di proseguire il suo corso verso Pisa e quindi verso la sua foce.

 

E se vi piace la storia…

Sin dall’antichità il Ponte alla Navetta è stato uno snodo importantissimo per la viabilità e i traffici, grazie alla presenza combinata di un guado che permetteva di attraversare l’Arno con molta facilità e alla contemporanea navigabilità del fiume fino alla foce.

Gi etruschi

Si spiegano così i ritrovamenti di reperti risalenti all’epoca etrusca, visto che il guado di cui sopra era un punto di passaggio obbligato che collegava Lucca con Volterra, le più settentrionali tra le maggiori città etrusche.

I Romani

La zona del Ponte alla Navetta fu particolarmente importante anche in epoca romana; anche se non si hanno indicazioni certe, è molto probabile che proprio da qui siano passate le truppe romane inviate da Roma in Etruria per combattere Catilina, che di lì a poco fu sconfitto a Pistoia. Risalgono all’epoca romana anche le cisterne per la fermentazione del vino ritrovate a poche centinaia di metri dalla nostra sede, sulla riva opposta dell’Arno. Là sorgeva uno dei tre villaggi romani di questa zona, chiamato “Rapida” (un evidente richiamo alla scarsa profondità del fiume che ne accelerava la corrente), specializzato nella produzione di significative quantità di vino, inviato via fiume al porto romano di Pisa, dove veniva caricato sulle navi anforarie per essere portato a Roma, atteso da un milione di assidui bevitori la cui sete doveva essere quotidianamente soddisfatta.

I Longobardi

Con il crollo dell’impero degradò anche l’efficiente sistema di vie di comunicazione romane ma la zona del Ponte alla Navetta mantenne la sua importanza anche in età longobarda, tanto da divenire sede di un villaggio fortificato, di cui si sono ritrovati i resti, tra cui un cimitero con guerrieri (il rango si è desunto dalla presenza al loro fianco della scramasax, la tipica spada corta dei longobardi) e diversi bambini, a testimonianza che si trattava di un vero e proprio borgo e non solo di un accampamento militare.

Medioevo e Rinascimento

Il guado del Ponte alla Navetta vide anche i passi di San Francesco, che da qui transitò ai primi del 1200 per andare a fondare un convento nella vicina San Miniato.

In quegli anni l’antico villaggio della Rapida, assieme agli altri due di La Bianca e di Travalda, fu forzatamente abbandonato perché Pisa, in costante guerra con Firenze, decise di fortificare la zona costruendo il castello di Pons ad Heram (oggi Pontedera) a guardia del confine che correva appunto lungo il corso dell’Era, affluente che si getta nell’Arno circa un chilometro a sud della nostra sede.

Nonostante lo spostamento del villaggio, il guado continuò ad essere utilizzato e nel 1432 fu attraversato (“ad Uscianam”, dicono le cronache del tempo, nella confluenza dell’Arno con l’Usciana indicando il punto esatto del passaggio) anche l’imperatore Sigismondo d’Ungheria, con il suo corteo scortato da 600 cavalieri guidati da Ludovico Colonna e dal capitano di ventura Antonio da Pontedera, sconfitto poche settimane prima nella famosa battaglia di San Romano e incluso da Nicolò Machiavelli nella sua personalissima hit parade dei migliori capitani di ventura di ogni tempo.

L’epoca Leopoldina

Con l’intensificarsi dei traffici, assicurare il transito del guado con ogni tempo e per ogni tipo di mercanzia era fondamentale; per questo a poco a poco fu istituito un servizio di trasporto sempre più efficiente con imbarcazioni che facevano la spola tra le due rive del fiume, da cui appunto il nome “La Navetta”. La vera svolta verso la modernità però si ebbe quando una società per azioni fiorentina si costituì per proporre al Granduca Leopoldo la costruzione di un ponte proprio in quella località. Il business plan dell’opera prevedeva che la società si sarebbe fatta carico dei costi di costruzione, a fronte dei quali per 100 anni avrebbe avuto potestà di chiedere ai passanti una moderata gabella, dopo di che il ponte sarebbe stato reso pubblico. Il Granduca accordò il permesso e nel 1840 fu ultimato quello che Collodi, l’autore di Pinocchio, non esitò a definire “il più bel ponte sull’Arno dopo quelli di Firenze” e che dette alla località il suo nome attuale, Ponte alla Navetta.

Il novecento

I cento anni passarono e nel 1940 il pedaggio fu liberalizzato ma la guerra incombeva e gli alleati risalendo l’Italia si attestarono (o furono fermati, a seconda delle versioni) a ridosso della linea Gotica sulla sponda meridionale dell’Arno presso il Ponte alla Navetta, tenuti sotto tiro da una batteria mobile tedesca che sparava dai boschi qui attorno.

Il tedeschi avrebbero voluto rallentare gli alleati facendo saltare il ponte ma il loro tentativo fu fatto fallire dall’incosciente eroismo di un paio di ragazzini del posto che rubarono le micce già collegate; così quando i genieri tedeschi decisero l’abbattimento i contatti del detonatore non poterono far brillare gli ordigni e la estrema vicinanza degli non permise loro di ripristinare i collegamenti con le cariche. I giorni del ponte erano però contati perché gli alleati, temendo potesse essere usato dai tedeschi per qualche colpo di mano, decisero di bombardarlo.

La posizione del ponte alle spalle di una collina dette comunque molto filo da torcere all’aviazione alleata, che lo fece oggetto di numerosi ma infruttuosi raid aerei fin quando riuscì purtroppo ad abbatterlo. Finì così la centenaria storia dei quel bellissimo esempio di architettura leopoldina, che venne sostituito il 2 settembre del ‘44 da un anonimo e provvisorio ponte Bayley americano, sul quale per una intera settimana transitarono le truppe alleate decise a sfondare la linea gotica distante ormai poche decine di chilometri.