RGR. Comunicazione integrata. PR Ufficio stampa. Marketing. Social 2.0

Specialisti nell'aumentare l'efficacia della comunicazione di aziende, enti e associazioni con tecniche evolute di comunicazione integrata. Aiutiamo a sviluppare e attuare politiche coerenti di marketing, ufficio stampa, advertising, sito internet e social media resi coerenti per comunicare al meglio con i target di riferimento

RGR. Comunicazione integrata. PR Ufficio stampa. Marketing. Social 2.0 - Specialisti nell'aumentare l'efficacia della comunicazione di aziende, enti e associazioni con tecniche evolute di comunicazione integrata. Aiutiamo a sviluppare e attuare politiche coerenti di marketing, ufficio stampa, advertising, sito internet e social media resi coerenti per comunicare  al meglio con i target di riferimento

La fidelizzazione nel mondo del 2.0

La fidelizzazione nel mondo 2.0

La lotta tra dettaglio e grandi superfici

Come già avvenuto nei paesi europei più evoluti, anche in Italia il commercio al dettaglio, articolato prevalentemente su negozi e piccole/piccolissime catene ormai da anni vede calare fatturati, marginalità, addetti e numero di esercizi che hanno sempre puntato sulla qualità dei prodotti, sulla fidelizzazione data dal rapporto personale con il cliente e sul livello del servizio di prevendita/postvendita.
Questo calo è dovuto, fra l’altro, alla forte concorrenza delle grandi superfici della GDO/GDS che, puntando sull’ampia estensione di gamma, sulla leva del prezzo, sul valore della marca e dell’insegna, sulla fidelizzazione che deriva dalla comodità logistica e dalla forza della propria comunicazione, nell’arco degli ultimi venti anni hanno progressivamente sottratto gran parte della domanda alle piccole realtà locali, impossibilitate a competere su questi terreni.
Ricorderete che inizialmente questo fenomeno era limitato all’ampio ma comunque circoscritto mercato di prodotti e beni reali; negli anni più recenti però la concorrenza della distribuzione organizzata e dei cosiddetti Category Killer (i punti vendita di grandi dimensioni fortemente specializzati in un settore ben preciso) si è estesa anche al mercato dei servizi, perfino a quelli più personali; pensate, per esempio, alle catene low cost di dentistica, di agenzie immobiliari, di ristorazione, di servizi di consulenza legale e conciliazione, e così via. Il subbuglio che scuote il mondo dei tassisti con l’arrivo di Uber è il più recente, e sicuramente non l’ultimo, episodio di questa competizione che oppone le piccole alle grandi imprese.

Fine del retail? Neppure per sogno…

Valutando la situazione soltanto secondo le fredde e razionali logiche dell’economia, data l’evidente superiorità delle grandi insegne, la persistente sopravvivenza del retail di prossimità (ossia del negozio all’angolo, per usare un’espressione chiara a tutti) apparirebbe sicuramente strana e anzi quasi irreale. Eppure…
Eppure, la realtà è assai più complicata e poco si presta ad essere analizzata usando solo poche variabili. Le stesse celeberrime 4P del marketing (prezzo, prodotto, posizionamento, pubblicità) che a molti sembravano sufficienti per spiegare le dinamiche della domanda e dei mercati, si sono rivelate assai utili come strumento semplificatore per i processi decisionali di molti alti dirigenti d’impresa ma tutt’altro che sufficienti a prevedere e a spiegare i fenomeni reali di mercati influenzati da numerosi altri elementi qualitativi e quantitativi, non ultime le dinamiche di fidelizzazione, difficilmente identificabili e ancor più difficilmente imbrigliabili in categorie teoriche.

Insomma, le variabili in gioco sono moltissime perché ogni consumatore sceglie in modo assolutamente personale e perfino in modo differenziato a seconda dell’ora, del luogo, della compagnia e della situazione in cui si trova. Le sue scelte certamente dipendono da elementi puramente economici, come il prezzo, ma anche da elementi difficilmente spiegabili con la sola razionalità, che riguardano le dinamiche sociali e quelle personali, sulle quali la Grande Distribuzione è riuscita a avere un’influenza inferiore rispetto a quanto avrebbe desiderato, il che le ha impedito di aver definitivamente ragione del mercato retail.
A questo scenario si è aggiunto negli ultimi anni un nuovo elemento esplosivo che sta ulteriormente rimescolando le carte e che potrebbe permettere al retail, spesso in possesso di veri e forti valori da mettere sul piatto, di recuperare almeno parzialmente le posizioni perdute. Sto parlando di Internet ma soprattutto dell’avvento
– dei social media,
– delle nuove tecnologie “sociali
– delle app

e delle nuove tecniche di fidelizzazione della clientela che esse mettono a disposizione anche dei più piccoli operatori.

Internet, un’opportunità per il retail

Facebook, Twitter, Youtube, le app e le molte altre possibilità di fidelizzazione offerte dai social diventano un’arma tattica potentissima quandola competizione si sposta sul terreno della prossimità perché i dispositivi mobili a cui l’utenza è sempre più affezionata, mettono anche le più piccole aziende allo stesso livello delle grandi multinazionali. Insomma, gli stuzzicanti tramezzini personalizzati del bar all’angolo possono avere la meglio sugli standardizzati paninazzi di McDonald se il terreeno di scontro non sono i grandi 6×3 lungo le grandi arterie di traffico o i led luminosi nelle stazioni ma gli schermi di computer, tablet e smartphone che, altamente democratici, mantengono lo stesso polliciaggio indipendentemente dal fatto che stiano mostrando siti o pagine FB di un colosso della distribuzione o del negozio sotto casa.Fidelizzazione e media 2.0
Non solo: contando sulla prossimità, sull’autoidentificazione, sulle suggestioni indotte dalla presentazione di luoghi, ambienti, scenari, persone e parole familiari a chi le visualizza, il negozio retail via internet può rinvigorire la fidelizzazione del suo pubblico riallacciando rapporti che nel mondo reale erano andati persi e a dare ai clienti nuovi motivi, spunti e stimoli, convincendoli della bontà di fare nuove esperienze di acquisto fuori dalla scontata banalità delle grandi superfici.
Allora, nei prossimi articoli ci dedicheremo ad esaminare alcuni degli strumenti per la fidelizzazione che il web mette a disposizione del retailer e di come essi possano facilmente essere usati per creare un circolo di fedeltà e fiducia con i l cliente, fornendo così al punto vendita indipendente uno strumento agile e pratico per recuperare terreno nei confronti delle grandi organizzazioni distributive.
(Avete domande o suggerimenti su questo o altri argomenti di marketing e comunicazione? Scriveteci a rgr@rgr.it!)

Category: Attualità