RGR. Comunicazione integrata. PR Ufficio stampa. Marketing. Social 2.0

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Spese fisse sempre più pesanti

Analisi Confcommercio sull’incidenza delle spese fisse

Confcommercio analizza le spese fisse degli italiani

Confcommercio analizza le spese fisse degli italiani

Il dato più significativo che emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio sull’evoluzione e l’incidenza negli ultimi due decenni delle spese fisse (bollette, affitti, servizi bancari e assicurativi, carburanti, spese sanitarie, trasporti, eccetera) sui consumi delle famiglie è che questa è aumentata di oltre 7 punti percentuali passando dal 32,3% sul totale dei consumi del 1992 al 39,5% del 2011. Tra le spese fisse obbligate, è l’abitazione ad assorbire – tra affitto, manutenzione e utenze – le maggiori quote di consumo (quasi il 23% contro il 17% del 1992), mentre nello stesso periodo la quota di consumi “liberi” delle famiglie si è ridotta passando dal 67,7% al 60,5%. Analizzando il comparto dei beni, i cui consumi sono diminuiti nel complesso di oltre il 10%, si nota come la spesa per alimentari e bevande si è progressivamente ridimensionata passando dal 19,5% al 15,1%. Determinanti, in questo quadro, le dinamiche dei prezzi che, per i beni e i servizi obbligati, risultano più che raddoppiati nel periodo considerato a fronte di un aumento molto più contenuto dei beni e dei servizi liberi. Dal 2010 al 2012, l’aumento del prezzo dei carburanti (mediamente 46 centesimi al litro) ha sottratto in totale risorse per altri consumi pari a oltre 6 miliardi di euro l’anno.
Passando ai servizi pubblici, i maggiori aumenti si registrano per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti (+80% dal 1996 al 2011) e per il trasporto (+65% circa). Dalla ricerca emerge anche che gli over 65 che vivono da soli destinano ai consumi di base (spese fisse più quelle per l’alimentazione domestica) quasi l’80% del totale, mentre le famiglie numerose, con tre o più figli, sono quelle che spendono di più per assicurazioni e trasporti. Nel corso della conferenza stampa di presentazione della ricerca, il direttore dell’Ufficio Studi Mariano Bella ha sottolineato come dai dati emerga come non sia vero che “i consumi si terziarizzino: l’aumento dei consumi in servizi non compensa infatti che in minima parte la diminuzione dei consumi in beni”. Per quanto riguarda i prezzi, invece, Bella ha rimarcato come “l’inflazione nel nostro Paese non sta in quello che viene venduto nei negozi”.

Notizia a cura dell’ufficio studi di RGR Comunicazione d’impresa – Marketing – Ufficio Stampa, in collaborazione con Format Research

Category: Attualità, RGR News